SI DICE CHE PER CAMBIARE BISOGNA PERCORRERE STRADE DIVERSE – L’inizio del mio Cammino di Assisi_03/09/2014

Partii per Dovadola il 3 settembre 2014. Ricordo ancora che era un mercoledì, un normalissimo giorno feriale. Non per me, però. Per me era un giorno festivo: perché ero contenta e perché ero disoccupata. Superstiziosamente, avevo scelto il giorno 4 per mettermi in marcia: un numero che ultimamente mi portava molto bene. L’idea che avevo in testa era di percorrere il mio secondo cammino ma, questa volta, completamente da sola. Santiago de Compostela era stato, nel 2006, un fulmine a ciel sereno. Avevo conosciuto tante persone speciali; avevo combattuto contro la mia ossessione più grande al tempo, il cibo; avevo aperto gli occhi, con enorme rammarico, sulla mia più cara amicizia che era tanto profonda quanto piena di limiti; infine, mi ero presa una gran cotta per un avvenente pellegrino svizzero di nome Marc. Durante il cammino di Santiago ero cresciuta, ne sentivo un bisogno esagerato. Mi ero convinta ad accettare il suono di quella flebile vocina ridondante che partiva dal ventre e riecheggiava nelle orecchie. Da anni la tenevo sepolta sotto un multistrato di sabbia e ghiaia e soltanto battendo il terreno con i piedi, a suon di passi, ero riuscita a liberare un briciolo della sua essenza. Quel sacrificio giornaliero e quelle gioie inaspettate sprigionavano un’inconfondibile necessità di evolvere, di raggiungere una meta. Dopo 8 anni di intensa vita, ero risoluta e pronta per una nuova avventura. A 27 anni ero più libera che mai, forte e costantemente determinata. Mi ritrovai a Faenza, il pomeriggio del 3 settembre, scortata da una ex collega di Calzedonia: la mia cara amica Cri. Finché seguiva i suoi negozi, al centro commerciale, mi diedi allo shopping di abbigliamento sportivo. Era una buona scusa per spendere soldi argomentando alla mia coscienza che, in fondo, una giacca pesante adatta al clima più freddo degli Appennini non ce l’avevo ancora. A casa vantavo cappotti all’ultimo grido, Moncler rosa, giacche in pelle o da sci, piumini per la mezza stagione, impermeabili, trench ma non giubbini per scalare gli Appennini. Non avrei comprato altro, dovevo ricordare di portare solo uno zaino con me e, se avessi ecceduto nel peso, lo avrebbero sopportato unicamente le mie spalle. Feci qualche scatto idiota per far passare il tempo; d’altronde, non avevo molto da fare.

Silly Sportwear Modelling
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In auto, Cristina mi accompagnò direttamente a Dovadola, in provincia di Forlì-Cesena. Arrivammo giuste per la cena e mangiammo alla Rosa Bianca, da Moreno. Rimasi sotto paranoie per circa quaranta minuti, però. Il titolare mi ammonì subito del pericolo che correvo a percorrere il cammino di Assisi vestita a quel modo: le mie sneackers “leggere” non erano sufficientemente coprenti e qualche vipera avrebbe potuto mordermi alle caviglie. Mi mostrò le foto dei serpenti. Se ne stavano lì in giro, tra i boschi dell’Appennino, ad aspettare solo me.

In due ore sei morta”, mi terrorizzava ad ogni nuova foto del rullino.

Dì al Sig.r Moreno che una persona può morire anche di cuore, quando meno se lo aspetta”, mi aveva rincuorato la mia saggia mamma su Whatsupp mentre aspettavamo i ravioli di patate al tartufo nero.

Il Tartufo delle Vipere
Il Tartufo delle Vipere

Abbracciai Cristina dopo che uscii dalla sua macchina davanti al rifugio Benedetta Bianchi Porro, che celebrava la donna giovane e devota da cui aveva preso il nome. Era morta nell’anno 1963, di una malattia rara che l’aveva costretta a letto. Si era addormentata inaspettatamente dopo aver gioito per una rosa bianca fiorita nel suo giardino di casa. Nello scoprirne la leggenda, pensai che il Sig. Moreno, in fondo, non era insensibile e privo di tatto come si era presentato.

Il Mio Primo Rifugio
Il Mio Primo Rifugio

Don Alfeo mi consegnò la Credenziale dopo avermi chiesto se fossi straniera. Ancora confusa, sentii la sua mano sulla testa, ricevetti la benedizione e recitammo insieme un Pater Nostrum. Non sono credente ma rispettai con devozione quella preghiera. Pagai 8€ di pernottamento, 15€ di iscrizione e mi ritirai ai piani alti dove non incontrai anima viva. Sperduta nel silenzio, preparai lo zaino per l’indomani, scattai alcune foto di testimonianza e mi raggomitolai nel sacco a pelo che mi aveva prestato Frank, il mio adorabile ragazzo. Ero la pellegrina n. 523 dell’anno 2014, l’ottavo consecutivo in cui veniva promosso il cammino di Assisi.

In Caso mi Annoiassi
In Caso Avessi Avuto Voglia di Scambiare Due Chiacchiere
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4 thoughts on “SI DICE CHE PER CAMBIARE BISOGNA PERCORRERE STRADE DIVERSE – L’inizio del mio Cammino di Assisi_03/09/2014

  1. Ho deciso di inserire i tuoi bei racconti tra i blog consigliati per il Liebster. Spero ti farà piacere. Non sentirti però obbligata a rispondere o rispettare le regole del premio, io ritengo sia solo un buon modo per diffondere la voce su blog che ci piacciono. Nulla più. 😉

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