DA DOVADOLA A MARZANELLA (part 1)_04/09/2014

TAPPA 1: Dovadola - Marzanella
TAPPA 1: Dovadola – Marzanella

Il nome “Dvêdla” significa “Tra Due Guadi”. Li osservai attentamente mentre attraversavo il ponte che mi avrebbe condotta fuori dal centro urbano del paesino di Dovadola. Don Alfeo mi aveva congedata indicandomi la strada. Lo avevo ringraziato con un gran sorriso e un’aria ben sicura ma, dentro di me, sapevo benissimo che avrei potuto cannare strada da un momento all’altro.

I Due Guadi
I Due Guadi

Il mio senso d’orientamento è pessimo. Forse, nei cammini mi salvo giusto perché si deve sempre procedere diritto, senza rotatorie che confondano. Poi sono costellati di frecce e simboli sacri e raramente capita di essere assolutamente soli. Quel giorno, però, avrei dovuto fidarmi soltanto del mio fiuto da segugio.

Lessi più volte il volantino che mi avrebbe indicato la tappa del giorno. Giordano, il fondatore misterioso del Cammino di Assisi, ne aveva stampato uno per giornata: ergo, 14 in totale. Se tutto fosse filato liscio, in meno di due settimane avrei concluso il mio pellegrinaggio e mi sarei ritrovata col mio ragazzo nella meravigliosa Firenze per poi dirigermi verso l’isola d’Elba e trascorrere un romantico week end. Sarei arrivata alla mia prima meta dopo circa 22 km ed un dislivello molto lieve, di circa 400 mt di altitudine. Tempo di percorrenza previsto: 6/7 ore.

All’altezza del cartello “Dovadola”, sulla statale, trovai una freccia in legno: rossa, verde e bianca. I colori della nostra bandiera. Fui felice che qualcuno, come Giordano, avesse creduto nell’ideazione di un itinerario spirituale e naturalistico insieme, al 100% italiano. La nostra penisola è assurdamente bella quanto poco stupidamente pubblicizzata.

Freccia che segnala il Cammino di Assisi
Freccia che segnala il Cammino di Assisi

Alle 8:30 iniziai la prima scalata di un monte santo, un antico sentiero che mi avrebbe portata all’eremo di Sant’Antonio, nella località di Montepaolo. 

Raggiunsi l’eremo dopo un’ora e venti minuti di salita, tirando il fiato come non ero abituata a fare. Di fianco alla chiesa del santo, si allargava un immenso parco affollato di santuari. La visione era splendida ma mi distesi sulla panchina per recuperare le forze. Un ciclista mi salutò e riprese la sua strada. Come per le altre peregrinazioni, anche la strada per Assisi era percorribile in molti modi. Rammentai con un senso di tenerezza quel ragazzo con l’asinello che incontrai otto anni prima, passando per la Galizia in direzione di Santiago.

“Signorina! Signorina!” udii urlare d’un tratto. Rivolsi la testa verso quella voce femminile ed individuai una donnina tra i 50 e i 60 anni. “Lei è una pellegrina? La chiesa è aperta?”. Com’era incantevole sentirsi chiamare ancora in quel modo. 

Ma che bella!“, mi contemplò in adorazione, “Non ti montare ora che te l’ho detto!” mi ribadì in romagnolo. Marisa era fantastica! Simpatica, frenetica, balbuziente a tratti per la fretta di parlare, preoccupata e, avrei scoperto poi, con il cuore colmo di tristezza. Mi offrì del caffè, dei biscotti e una quantità esorbitante di rosari e croci. Chiamò subito al telefono Michele, un ragazzotto locale che viveva grazie alla vendita di qualche scultura artigianale. “Guarda, Michele! Lei ha 3 B: buona, brava e bella!”.

Marisa e Mia
Marisa e Mia

“A mia figlia ci puoi mandare anche le foto delle tue scarpe, oltre a quelle che mi hai appena scattato?” mi pregò Marisa quando accennai di rimettermi in viaggio. “Sono per il running, Marisa” le risposi. “Da rana?“, sgranò gli occhi lei, “Spiegati!”. Scoppiammo a ridere a crepapelle. Le volevo già bene. Le mie Vibram Five Fingers non deludevano mai. Mi rimisi in marcia tardi ma leggera.

Il viandante è anarchico: è l’unico a decidere dei suoi ritmi, del tempo da dedicare ai suoi incontri, delle persone cui prestare la propria fiducia. Ama stare in solitudine per ascoltare i sussurri della natura, degli animali, in modo da apprezzare meglio il mondo civile, quando ci si ritufferà dentro. Perché è sempre stata la libertà a condurlo per mano attraverso il pellegrinaggio.

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