DA MARZANELLA A PREMILCUORE (part 2)_05/09/2014

L'ostello-appartamento di Carla
L’ostello-appartamento di Carla

Stranamente non scattai foto di Premilcuore, nonostante il paesino fosse adorabile e si concentrasse al di là di un ponte, con una piazzetta e la chiesetta in leggera pendenza.
Andai a cena in una pizzeria consigliata da Carla: Il Granaio.
Ricordo che pensai che fosse un peccato che le uniche 5 persone presenti a cena non parlassero tra loro ma rimanessero con gli sguardi vacui davanti al televisore.
Si interessarono a me solo quando posai il telefono, dopo avermi sentita raccontare della giornata appena trascorsa.
I Cammini suscitano sempre scalpore.
Tra gli allibiti, nessuno comprende che è sufficiente non essere maniacalmente attaccati alle cose materiali e sforzarsi di compiere il primo passo, con uno zaino sulle spalle.
Li reputano un’impresa incredibile, cosa che in effetti diventano, ma senza calcolare che la straordinarietà deve pur avere un inizio, e quello lo determiniamo noi.

Alle 21:30 avevo finito di cenare, rientrai verso l’ostello che si trovava a meno di un km di statale dal centro.
Ero provata fisicamente dai continui sali e scendi del territorio emiliano, come mai mi era successo prima.
I muscoli di spalle e collo erano affaticati per i 12 kg dello zaino, anche le mie gambe erano indolenzite ma la cosa che mi preoccupava di più era il ginocchio sinistro che emetteva un clic-cloc strano ad ogni passo.

La conseguenza del clic-cloc
Per rimediare al clic-cloc

A Santiago facevo anche 38 km al giorno senza fiatare. Magari arrivavo alle 20 di sera, avevo 8 vesciche per piede, crampi ai polpacci, spalle contratte ma non avevo mai sperimentato quel fastidio doloroso alle articolazioni.
Mi ero data la regola, durante il cammino di Assisi, di rispettare il ritmo del corpo, null’altro di più.

Il giorno dopo mi sarei alzata alle 8:30 per affrontare davanti a me una tappa molto dura, di 22 km ma con un forte dislivello.
Trovai Carla ad aspettarmi, come mi aveva accennato quel pomeriggio: una signora ridanciana carica di energia che mi diede il benvenuto regalandomi una cartolina di Premilcuore con i migliori auguri.
Carla mi suggerì per l’indomani di continuare sulla statale e non sui sentieri del Cai.
“Che il buon Giordano non me ne voglia! Ma io qui do sempre qualche indicazione “alternativa” al percorso segnato sulla mappa!”.
“Prosegui sempre dritta sulla statale fino a quando arrivi a Fiumicello, poi da lì sali sul sentiero. É l’unico, non ti puoi perdere”.
“Grazie Carla, domani mattina deciderò quale itinerario percorrere!”.

La baciai, mi appiccicai delle fasce termiche su spalle e gambe e puntai la sveglia per la mattina successiva.
Mi guardai un’ultima volta allo specchio: i miei occhi e la mia faccia erano completamente gonfi, come se avessi smosso chissà quali energie o liquidi all’interno del corpo. Non mi era mai capitato, dopo un riposino pomeridiano innocente.

A nap killed me
A little nap killed me

A casa erano tutti sul chi va là: sapevano che stavo facendo fatica e che ero solo a 44 km dei 300 complessivi. Forse temevano anche per la mia incolumità.

“Forza, ci vuole tenacia nella vita… mai mollare!” mi sorpresi a dirmi a voce alta. Risi: era tutto normale. Ero sempre e soltanto io, anche se con gli occhietti a bogonella.

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