PRENDIAMOCI UNA SOSTA SUL CAMMINO DI ASSISI! UN GIORNO IN PIU’ A CORNIOLO (FC)_07/09/2014

Era una bella domenica soleggiata e, in cuor mio, sapevo che non avrei potuto scegliere giornata migliore per concedermi la mia sosta di riposo. Quel giorno non avrei camminato: avrei lasciato al mio corpo uno stacco per recuperare.

Durante il Cammino di Santiago, otto anni prima, non mi sarei mai permessa tale lusso. Avrei continuato la marcia, nonostante le vesciche, i duroni, i crampi e gli inceppi alle articolazioni. In questo cammino, invece, la mia missione era diversa. Non dovevo più rinascere; l’avevo già fatto accadere a Santiago.

Ad Assisi dovevo lavorare sulla mia forza mentale, sulla mia costanza, sul credere in me. E tutte queste priorità non avrebbero cozzato con la necessità di preservarmi. Ero adulta, senza lavoro, e avrei potuto dilatare a piacere i miei tempi. Misi a tacere il senso di colpa del mio Super Io. Anzi, lo mandai direttamente a quel paese.

Panni assolati di spensieratezza
Panni assolati di spensieratezza

Ciao Elisa! Come stai oggi?”, mi sorprese la voce cristallina di Benedetta mentre me ne stavo spaparanzata al sole, dopo aver steso i panni ed essermi spalmata la sua arnica sul ginocchio dolente. “Grazie, meglio, Benedetta. E domattina sarò ancora più in forma. Forse dovevo concedermela questa pausa” le risposi, quasi continuassi a convincere me stessa. “Ti farebbe piacere essere ospite a pranzo da me e dalla mia nonna, dopo la messa?”. Le rivolsi un sorriso a 32 denti e il cuore mi si riempì di gioia. Bastava così poco durante i pellegrinaggi. La felicità scaturiva da un sorriso inaspettato, da un saluto, da una piccola cortesia… Figuriamoci cosa significava per un viandante un invito a pranzo, nel bel mezzo degli Appennini, tra l’Emilia Romagna e la Toscana.

Benedetta e il suo cagnolone
Benedetta e il suo cagnolone

A dispetto del mio vegeterianismo, assaggiai una stupenda lasagna emiliana con carne. Tacqui, non dissi niente alla fantastica nonna Clementina e alla figlia dell’hospitalero di Corniolo. Poi, però, scansai gentilmente il pollo e dirottai il mio appetito su patate, insalata e verdure cotte. Durante il pranzo, la nonna ci raccontò dell’ormai andato marito: un emiliano doc, simpatico e lazzarone con le donne. Ricordo che insistetti tanto per regalare qualcosa alla nonna e ora ho la mente annebbiata quando penso se lasciai loro qualcosa o meno al rifugio, la mattina seguente. Mi auguro di sì. Quando le persone sono generose con te, devi sempre restituire il favore. E’ uno dei piccoli segreti verso la serenità.

Uscendo dalla loro casa, portai la mia gamba zoppicante verso l’ostello. “Chi sono, Benedetta?” le domandai avvistando due signori dai capelli grigio-biancastri e dagli zaini pesanti. “Sono altri due pellegrini! Erano un giorno di viaggio dietro a te. E a breve dovrebbe arrivarne anche un terzo e partire da qui per cominciare il suo Cammino di Assisi”. Rallentai impercettibilmente. Ero sicura di volere dei compagni di viaggio? Ero partita sola e tale volevo rimanere. In realtà, però, adoravo tanto la mia indipendenza quanto mi rattristava la mia solitudine. Che inconsciamente avessi bisogno di qualche pellegrino sulla mia rotta?

“Ciao, io sono Elisa! Vengo da Verona” ruppi il ghiaccio. “Io mi chiamo Damiano, piacere”, “…e io sono Delio, siamo entrambi di Torino”. Delio, sui sessant’anni, aveva dei bastoncini per il nordic walking con sé, uno zaino da trekking della Ferrino come il mio e un paio di scarponcini della North Face. Era agghindato di tutto punto! Damiano invece aveva un paio di pantaloncini corti, uno zainetto minuscolo e un paio di scarpe qualunque da running.

Hai male al ginocchio?” mi interrogò subito Delio guardandolo sotto le lunette degli occhiali da vista. “Sì, è un po’ indolenzito per i sali e scendi delle montagne”. “Usi le racchettine?” continuò ad informarsi. “In realtà no, ho un bastone però!”. “Per forza allora ti viene male al ginocchio senza l’attrezzatura adatta!”.

Non è per quello” mugugnai a denti stretti. Detestavo chi mi faceva degli appunti, a scatola chiusa. Damiano, invece, raccolse delle foglie di malva per il mio ginocchio e io mi misi all’opera per creare un intruglio magico alle erbe. Poi, li accompagnai in camera dove disfarono le loro sacche. Dopo una mezz’ora arrivò anche Alessandro, l’ultimo pellegrino della giornata.

Estratto di malva
Estratto di malva

Quella sera li portai a cena dal mitico Gigino, in Piazzetta degli Artisti Folli. Adorai quella bellissima tavolata, composta da noi quattro. Riuscirono a farmi mangiare anche la famosa pizza col gelato! E ridemmo di gusto, brindando e chiacchierando con Gigino. Ero contenta del mio destino: il messaggio di quella domenica era che non avrei dovuto procedere sempre da sola.

La pizza al Gelato, da Gigino
La pizza al Gelato, da Gigino

Nella vita succede che compaiono all’improvviso dei compagni di viaggio inaspettati. Con loro ci si può confrontare e imparare. Tutto per evolvere o, semplicemente, per rendere più delizioso il cammino.

Damiano, Delio, Gigino, Alessandro & Me
Damiano, Delio, Gigino, Alessandro & Me

Links:

RISTORANTE ALBERGO DA GIGINO – http://www.albergodagigino.com

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