GLI AMICI CHE INCONTRI NEI CAMMINI RIMARRANNO SEMPRE LEGATI A TE. L’IMPORTANZA DEGLI INCONTRI FORTUITI.

…E pensare che questa domenica e sarei dovuta essere a Torino. A fare una bella passeggiata nel parco del Valentino, sotto i portici dell’ex capitale d’Italia o nell’orto del mio caro amico Damiano.

Invece sono inciampata nel letto per quasi due giornate, a bere estratti di mirtillo e di lampone, bibitoni d’acqua con limone e a sperimentare uno dei più forti dolori al mondo (forse dopo il parto?), ovvero la cistite. Il mio articolo, comunque sia, non ha l’obiettivo di delucidare questo disturbo o di elencarne le vie di fuga. Ero partita riflettendo su Torino perché Delio e Damiano, i miei cari amici dal Cammino di Assisi abitano in quella meravigliosa città.

Sono due persone a cui mi legai molto lo scorso settembre, come mi legai ad Anita, super donna austriaca, Yves e Eric, due fantastici francesi e Gianluca e Fausto, altri due simpaticissimi connazionali. Forse perché hanno il cuore grande, forse perché anche loro, come me, mostrarono un enorme spirito di sacrificio, pazienza e apprezzamento verso le cose semplici della vita. Anche a Santiago avevo stretto rapporti che tutt’ora perdurano: Attila, Aron e Zoltan di Budapest, Marc di San Gallo, Ana, Xavi e Olga della Spagna. Con qualcuno riesco a mantenere più contatto, con qualcun altro mi sono persa di vista ma senza mai dimenticare.  

Zoltan, Attila, Aron e Me, verso Santiago
Ma perché, durante i Cammini, ci leghiamo così indissolubilmente a determinate persone?

Mi viene in mente una frase pronunciata da Salvatore, il ciclista di Asiago descritto in uno degli articoli precedenti del blog. Marciavo verso Corniolo e lui, per una ventina di minuti, aveva deciso di tenermi compagnia effettuando un’inversione di marcia e smontando dalla sua bicicletta da corsa. Dopo la nostra chiacchierata lo avevo ringraziato della visita con queste parole: “Salvatore mi ricorderò di te. Sei stato un segno per indirizzarmi sulla retta via”. Lui, a metà tra il gratificato e il guardingo, mi aveva risposto: “Ah… É vero che voi date un’importanza diversa ad ogni persona che incontrate lungo il viaggio. Portami con te ad Assisi, ciao Elisa!”.

Forse Salvatore, in quelle poche parole, aveva detto una grande verità. Il pellegrino non ragiona come un turista o un passante. Il pellegrino é un osservatore: esamina chi gli si presenta davanti perché non ha tempo da perdere con persone a lui non congeniali. Il tempo é faticoso e prezioso e preferirebbe sfruttarlo in solitudine piuttosto che in cattiva compagnia. Il pellegrino é un riflessivo: non si lega profondamente a tutti quelli che passano sulla sua strada ma misura il suo affetto. Non é per tutti. Il pellegrino é un devoto: dopo tanto sacrificio vi é anche tanta gratitudine verso il compagno di viaggio che ha saputo allietatare le lunghe ore sotto al sol leone o alle sferzate della pioggia. Il pellegrino ha un’anima sensibile e, pertanto, inviterà al suo fianco soltanto persone che abbiano la sua stessa purezza d’animo.

Chiaramente, esistono viandanti e viandanti sui Cammini, come esistono persone e persone al Mondo. I pellegrinaggi sono un po’ la falsariga degli itinerari che intraprendiamo durante la nostra esistenza. Io i Cammini li percepisco così: una sorta di rendering che mi chiarifichi il progetto finale. Le persone in cui mi imbatto potrebbero anche rappresentare quelle che ci accompagnano nella vita reale. Potrebbero somigliare a degli omini di Das da plasmare, a proprio piacimento. Su di loro, infatti, ricadranno tutte le tensioni, le paure, le speranze e diventeranno un filtro per comprendere meglio ciò che rappresenta la vita reale.

Damiano e Delio sono diventatati il “Papi” e lo “Zio”, già dopo il primo giorno di Cammino. Sono entrati a far parte della mia nuova famiglia, quella che ho cominciato a costruire negli ultimi anni, a mia immagine e somiglianza, secondo i desideri e le attenzioni che non avevo mai ricevuto.

Papi, alla mia sinistra, e Zio, sulla destra
Dopo tanti chilometri di sofferenza fisica e psicologica, è inevitabile che scenda in campo la vera parte di noi. Per i più consapevoli prenderà parte ai giochi anche la propria anima. E forse è proprio per questo che i legami prescelti dureranno per sempre: saranno legami di cuore, senza condizionamenti inutili ce lo stato sociale, l’età, l’aspetto o la nazionalità.

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6 thoughts on “GLI AMICI CHE INCONTRI NEI CAMMINI RIMARRANNO SEMPRE LEGATI A TE. L’IMPORTANZA DEGLI INCONTRI FORTUITI.

  1. Uno dei miei obiettivi è fare il cammino di Assisi e di Santiago, questo post mi è piaciuto molto e la frase finale “è inevitabile che scenda in campo la vera parte di noi” è fonte d’ispirazione.
    Grazie!

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    1. Grazie a te, Enrica. Prima di partire allora scrivimi così ti dico dove devi assolutamente andare!! Ti leggo anch’io e mi piace la tua filosofia di vita (un po’ simile alla mia). Un bacione, Elisa

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