DA CORNIOLO (FC) A CAMALDOLI (AR)_PART 2: 08/09/2014

Fu così che raggiunsi il rifugio della guardia forestale di Camaldoli, dopo essermi goduta un bel pranzetto alla Locanda dei Baroni, un ristorante del 1100, di fronte alla piazza dello splendido monastero di Camaldoli. Mi ripromisi di tornare nel pomeriggio all’Antica Farmacia del monastero con papi e zio, i miei compagni torinesi di Cammino. Avrei comprato dell’arnica per il mio ginocchio dolorante e delle “gocce di pino” da gustare e da portare a casa in regalo.

Martina, di Rovigo, mi piacque subito. Una piccola bestiolina, Serafina, le scodinzolava attorno contenta. “Perché Serafina?” chiesi a Martina. “Nel Libro di Isaia il Signore viene descritto seduto su di un trono mentre sotto di lui stanno i serafini, creature angeliche o ex demoni di sei ali, quattro che servono loro per coprire viso e piedi e due per volare”. Le dissi che in un’altra vita doveva essere stata una suora o una monaca. Nei miei momento mistici possono scapparmi queste perle. Non riesco proprio a trattenerle! Il buffo fu che i suoi occhioni neri si sgranarono e le si illuminarono tutti confermandomi che le avevo letto nel pensiero.

Scoprimmo, anche con lei, di avere in comune l’amico Giancarlo, suo concittadino. Le spiegai che a Rovigo ci avevo soggiornato spesso per dirigere i negozi di Intimissimi della multinazionale da cui mi ero licenziata poco prima.

Mi mostrò l’alloggio, spartano ma accogliente, che avrei diviso con Damiano, Delio e Alessandro. Poi ci sdraiammo al sole per ricaricare le batterie. Lei era una volontaria su questo Cammino, anche lei una viandante. Aveva già percorso tutto il Cammino di Santiago e di Assisi. In Spagna, l’avrebbero definita un’hospitalera.

Noi pellegrini, abbiamo tutti qualcosa che ci accomuna. Un cammino si sceglie per estraniarsi da una realtà che ci sta stretta, per sperimentarsi, per prendere coraggio nel compiere delle scelte, per amore della natura e del movimento lento, per meditare.

Martina grazie a quel Cammino si era innamorata ed era la sua prima volta nella vita, dopo anni di burrasche e tempeste.

Finalmente Delio, Damiano e Alessandro arrivarono e Martina ci accompagnò a visitare il castagno centenario. Un alberone saggio di circa 20 metri con una crepa talmente grande nella pancia da sembrare una caverna. Elena, moglie del capitano Miraglia cui era stato dedicato, era solita trascorrere i suoi pomeriggi d’estate nella frescura del suo panciotto ricamando e sorseggiando del tè. Miraglia svolse un importante ruolo diplomatico nella seconda metà dell’Ottocento. Indusse il governatore della Sicilia a convincere Garibaldi a rinunciare alla dittatura nel Mezzogiorno così che si riuscì ad avviare il processo di unificazione d’Italia.

Il castagno Miraglia

 

Rientrando nello splendido rifugio della guardia forestale decidemmo di festeggiare. I pellegrini hanno l’obbligo morale di festeggiare. Il Cammino non é fatto soltanto di fatica e sacrifici: è un inno alla vita!

Da dx: Alessandro, Martina, Delio, Damiano e al centro Serafina.

 

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