DA CAMALDOLI (AR) A BIFORCO (AR)_09/09/2014

Verso le 8 di mattina uscimmo dal paesino di Camaldoli contenti di essere in quattro. Una buona compagnia rende il Cammino più godereccio ed io, in questo, ero stata fortunata. Chiamavo “papi” e “zio” i nostri compagni di viaggio più anziani e tuttora voglio loro un gran bene.

Mentre ci arrampicavamo sul sentiero CAI tra le foreste dell’Appennino ci comparve davanti agli occhi una visione magnifica. Un piccolo cerbiatto ci stava osservando ben riparato tra le fronde degli alberi. Cercammo di fare meno rumore possibile armeggiando negli zaini per afferrare le nostre macchine fotografiche. Bambi sarebbe stato sicuramente un buon segno per il nostro trekking.

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Fu dopo aver passato il rifugio Catozzo, una costruzione in pietra completamente spoglia ma con un focolare all’interno, che optammo per una pausa merenda ad un’ora e mezza dalla nostra partenza. Ne approfittai per fare due gocce d’acqua nascosta dietro un’enorme felce finché i miei fidati bodyguard sorvegliavano il sentiero. Era la mattina del 9 di settembre, ero a 1200 mt di altitudine eppure soffrivo il caldo. D’altronde, eravamo saliti di circa 400 mt in brevissimo tempo. Indossai i pantaloncini e fui così felice di sentire l’aria di montagna solleticarmi le gambe!

“Dobbiamo stare attenti d’ora in avanti”, sentii dire ad Alessandro, “Il sentiero è nascosto dalle felci e non dobbiamo perderne le tracce”. Ma figuriamoci, pensai, siamo in quattro a badarci! Fu per le troppe chiacchiere o per la mancanza di timori che ci perdemmo veramente e in mezzo al bosco. Presi il mio iPhone e attivai Google Maps per vedere quanto eravamo distanti dal paese di Badia Prataglia. Ci trovavamo proprio in mezzo alla boscaglia, un piccolo puntino blu lampeggiante sullo schermo del satellitare.

Che ridere! Non mi agitai per nulla, sono meravigliose le foreste del Casentino e non ero sola. Damiano, 79 anni, camminava spesso in soliaria in montagna oltre i 4000, e Alessandro, 30, si orientava molto bene. Papi (Damiano) raccolse almeno una quindicina di finferli e se ne riempì le tasche. “Questi, piccola, li teniamo per stasera così ce li cuciniamo” mi comunicò fiero. La via più corta seguendo il gps era dritta davanti a noi ma scoscesa e ripida. Ad un certo punto nemmeno le racchette da trekking ci sostennero e fui costretta a mettermi col sedere a terra per strisciare verso la valle. Tutto intorno a noi tanti alberi mi aiutarono a creare degli appigli per non rotolare giù come una pallina da tennis.

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I finferli di papi

Dopo circa 4 ore e mezza arrivammo sani e salvi a Badia Prataglia. Affamati come lupi e giusti in tempo per il pranzo. E come mangia bene quando si ha fame! Il ricordo di quel panino con le olive, la ricotta saporita e le verze cotte mi fa nascere l’acquolina in bocca anche adesso. “Io mi rimetto in cammino per Biforco, ci vediamo là” ci sorprese Alessandro mentre ancora ci ingozzavamo.

Preferimmo goderci il riposo della nostra pausa e dopo il panino papi e zio si bevvero un caffettino al bar di fianco. Rimanemmo seduti al sole a fissare l’autobus che passava, regolarmente per Badia Prataglia. Che esausti eravamo dopo la nostra felice disavventura nel bosco eppure dovevamo proseguire, mancavano altri 10 km! Io e zio ci guardammo, soltanto per un attimo.

“Scusi, Signore, quando è il prossimo bus per Biforco?” chiesi dentro al bar. “Tra poco passa! E in 15 minuti arrivate”. Come tre bambini, scegliemmo la via più breve, noi pellegrini vissuti. Mi impressiono sempre quando penso che tutta la fatica di una camminata di 10 km possa scomparire in 15 minuti di autobus. Nella vita quotidiana non siamo portati a questi paragoni se non abbiamo mai sperimentato la gioia e il sacrificio che stanno dietro all’azione di un pellegrinaggio. Il tempo rallenta e non siamo più intrappolati nella frenesia del nostro lavoro, nei ritmi altrui. A Santiago non avrei mai fatto una cosa del genere ma erano passati dieci anni e la vita mi aveva fatto intendere che la priorità è essere coerenti con noi stessi. E’ bello gioire del cammino seguendo le esigenze della mente e del corpo, ognuno secondo le proprie modalità.

“Ma siamo sicuri?”, domandava in continuazione papi. “Mi sento un po’ in colpa!” enfatizzavo io. E ridevamo di gusto perché avevamo deciso di barare con Alessandro.

 

 

LE TAPPE DEL CAMMINO DI ASSISI: http://www.camminodiassisi.it/tappe-e-percorsi.html

 

 

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