Questo è l’omaggio di una donna incinta che sente la responsabilità di un futuro cittadino del mondo, nel suo grembo.

Alcune volte la gente si stupisce quando gli dici di essere vegano, che hai deciso di lasciare il lavoro, che secondo te sarebbe giusto avere più tempo libero, che far crescere un cucciolo randagio è come far crescere un bimbo, che vorresti adottare un figlio. Qualcuno affonda nel pantano della critica e da lì non è capace di uscire. Ti denocciola informazioni standard, trasmesse alla tv o interiorizzate in anni e anni di giudizi dei propri nonni mentre osservano comodamente il mondo da un divano e lo paragonano ai propri ricordi. Nel mondo d’oggi è più importante avere successo e vestire bene piuttosto che comprendere le ragioni di un altro. Se mediti o vai dallo psicoterapeuta sei strano. Se cammini a piedi nudi sei un selvaggio. Se siedi scomposto a tavola dovresti vergognarti. Se ti licenziano dal lavoro sei un incompetente. Troppi, eccessivi giudizi che non ci fanno vivere la vita con serenità. Troppi, eccessivi giudizi che ci portano ad alzare barriere contro il modo di essere degli altri. E perché? Perché compiono azioni diverse dalle nostre conducendo uno stile di vita differente. La realtà è che noi siamo fragili ed è proprio in questa fragilità che la non similarità dell’altro si installa come insicurezza. L’omologazione è uno dei pochi escamotages per sentirsi al riparo, in un gregge che unito fa’ la forza. Uscire dal coro significa alzare la mano e proclamarsi “non d’accordo” ma il gregge, prontamente, ti guarda di sottecchi. Perché non ci entra in testa che non è questione di supremazie o di una sfida per risultare l’uno più furbo dell’altro? Perché è faticoso comprendere che fino a quando non si accetterà la diversità dell’altro le barriere dell’ottusità non verranno mai abbassate? Non accettare va’ a braccetto con l’essere intolleranti e l’intolleranza porta all’odio. L’Isis non è tanto lontana da noi se non accogliamo il nostro vicino di casa o il bisognoso fuori dalla porta. Non esiste supremazia, esiste solo un gran vuoto da colmare all’interno di noi. E fino a quando non lo ammetteremo non faremo un passo avanti nei confronti nostri e dell’altro, che è nel mondo.

Attentati, massacri ultras, razzismo e specismo sono originati da noi: dal singolo gesto che compiamo dalla mattina uscendo di casa fino alla sera rientrando dal lavoro. L’odio scaturisce dalla stessa sede da cui proviene l’amore: il cuore.

Sforziamoci di essere più consapevoli e guariamo le nostre ferite interiori. È compito di ognuno di noi promuovere la pace.

Questo è il mio pensiero per le vittime innocenti degli Stati Uniti, dell’Indonesia, della Spagna, della Gran Bretagna, dell’India, del Kenya, della Francia, della Tunisia, dell’Egitto, del Libano, del Belgio, della Turchia, dell’Iraq, del Bangladesh, a Emmanuel e Chimyary in Italia, a tutte le persone che non se lo meritavano ma è stata tolta loro la vita. In nome di una religione, in nome dell’odio, in nome del potere, non importa in nome di che cosa alla fine. Questo è l’omaggio di una donna incinta che ha pianto con le notizie di oggi al telegiornale perché ha la responsabilità di un futuro cittadino del mondo, nel suo grembo.

 

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